Licenze che regolano la distribuzione del software

General Public Licence

È il punto di riferimento dell'idea di free software. Consiste in una licenza che impedisce la speculazione sui software, ma lascia la proprietà intellettuale del software all'autore, permettendo l'uso e l'analisi delle sorgenti per un periodo di 3 anni. Il software protetto da GPL è liberamente modificabile, liberamente duplicabile e liberamente distribuibile, a patto che il software così ottenuto sia sottoposto alla stessa GPL. Questo per impedire che un utente più "furbo" trasformi il free software in software proprietario.

Mozilla Public Licence

Quando Netscape decise di rilasciare i sorgenti di Communicator finanziò il progetto Mozilla. Mozilla avrebbe dovuto diffondere il codice di Netscape, ma il passagio da codice proprietario a codice libero non potè verificarsi immediatamente. Il codice del browser di Communicator era formato da un insieme di codici proprietari (non tutti appartententi a Netscape), per cui non fu pussibile adottare sin da subito la GPL (General Public License). Per ovviare a questo problema si dovette creare la MPL (Mozilla Public License), frutto di lunghi incontri tra avvocati, informatici e dirigenti aziendali; conseguentemente spesso non è chiarissimo chi detenga i diritti di cosa. Una delle questioni più spinose prevede che Netscape possa attingere tranquillamente da Mozilla, ma il contrario non sempre può accadere con la stessa facilità. Queste situazioni creano spesso rallentamenti al progetto, ma cosa ancora peggiore impediscono ai programmatori Open Source di compiere il loro lavoro per un lungo periodo.

Nel giro di 24 ore dal rilascio di Mozilla, un gruppo australiano che si chiamava Mozilla Cripto Group aveva già creato il modulo di crittografia. All'epoca chi non era cittadino americano non poteva utilizzare sistemi crittografici sul suolo statunitense; a causa delle leggi sull'esportazione, il progetto Mozilla non poteva integrare codice australiano. E se questo fosse stato trasferito negli Stati Uniti, non avrebbe piì potuto uscirne.

La decisione presa da Netscape di rendere Open Source il suo nuovo browser non incontrò solo pareri positivi; tutte quelle ditte che detenevano dei diritti di copyright sul sorgente (ad esempio la parte in Java veniva detenuta dalla SUN) non furono proprio entusiaste dell'idea. Spesso si dovette cancellare intere parti di codice per la mancata adesione, da parte di alcune ditte, alla rivoluzione iniziata da Netscape. Naturalmente un codice incompleto non può considerarsi del tutto Open Source, ed il progetto rischiò di fallire; ma con il supporto di altre ditte produttrici di hardware il progetto continua ad evolversi.

Netscape Public Licence

Rappresenta la Mozilla Public Licence con l'integrazione di una clausola che permette a Netscape di utilizzare sempre il codice aggiunto nella versione proprietaria del programma. Dunque, non permette di usare il suo codice.

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