Storia del movimento antimafia
Progetto realizzato da
Alessandra Zarcone
per il corso di Storia
corso di laurea in
Informatica Umanistica
UniversitÓ degli Studi di Pisa
Desideriamo compiere un gesto di protesta che ci coinvolga per intero e attraversi i nostri corpi, non solo le nostre menti e i cuori. Vengono a visitarci insperatamente giornalisti e turisti, persone semplici dei quartieri proletari e artisti. Continuiamo per tutta l'estate, incontrando moltissime scolaresche in gita che lasciano i foglietti in cui scrivono i loro pensieri legati ai ramoscelli di un improvvisato albero della libertà, futuro dono per il procuratore Caselli.
Daniela Musumeci racconta l'esperienza del digiuno di protesta
Pio La Torre

la guerra di mafia

La Sicilia negli anni 80 è un luogo strategico da molti punti di vista: dal 26 marzo 1984 è operativa la prima batteria di 16 missili Cruise a Comiso (Pio La Torre guida il movimento di protesta contro le basi missilistiche in Sicilia), durante i primi anni '80 i mafiosi corleonesi portano avanti una vera e propria lotta per l'egemonia.
Intanto una nuova onda di violenza che colpisce i vertici politico-istituzionali della città di Palermo. Questa volta vengono colpiti uomini delle forze dell'ordine e magistrati - ma l' "attacco allo stato" riguardia personaggi e settori per lo più isolati (e tanto più deboli in quanto isolati) che avevano colpito l'espansione della mafia. Ricordiamo alcuni degli avvenimenti più rilevanti:

- 21 luglio 1979 - viene ucciso il vicequestore Boris Giuliano
- 25 settembre 1979 - vengono uccisi il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso
- 6 gennaio 1980 - viene ucciso il presidente della Regione Piersanti Mattarella, che aveva tentato di ostacolare il sistema degli appalti
- 30 aprile 1982 - il dirigente comunista Pio La Torre e il suo collaboratore Rosario Di Salvo vengono uccisi da due uomini mascherati, che affiancano la loro auto su due moto di grossa cilindrata. Al loro funerale civile (svoltosi a piazza Politeama) saranno presenti circa 100.000 persone
- 3 settembre 1982 - viene ucciso il nuovo prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa
- 29 luglio 1983 - viene ucciso il consigliere istruttore Rocco Chinnici con gli uomini della scorta (Chinnici aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia). Per le strade di Palermo si svolge una fiaccolata di 30.000 persone.
- 4 gennaio 1984 - a Catania viene ucciso il giornalista e scrittore Giuseppe Fava, fondatore del mensile "I Siciliani", che spesso si era rivelato interessante luogo di dibattito tra le varie anime del movimento antimafia. Sono stati riconosciuti come responsabili uomini del clan Santapaola, ma un collaboratore di giustizia indica come mandante l'imprenditore Geraci
comitato dei lenzuoli per Falcone e Borsellino - 23 maggio 1992 - strage di Capaci - le auto del giudice Giovanni Falcone e della scorta vengono fatte saltare con una carica di esplosivo, sulla Palermo-Punta Raisi. Muoiono il giudice, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. A un mese dalla strage, una catena umana di migliaia di persone percorrerà la strada dal Palazzo di Giustizia alla casa di Falcone
- 19 luglio 1992- strage di via D'Amelio - un'autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino davanti alla casa della madre, insieme a cinque uomini della scorta. Il "comitato dei lenzuoli" userà lenzuola e drappi alle finestre per ricordare le stragi.

È proprio sulla scia di questi fatti di cronaca che nascono movimenti, associazioni, manifestazioni, fiaccolate, in Sicilia ma anche nel resto d'Italia. Esse tuttavia si muovono per lo più in un'ottica emozionale ed emergenziale: in gran parte dei casi la loro vita sarà breve, poche sono le associazioni che si muovono verso un'antimafia sociale, promuovendo documentazione, informazione ed educazione alla legalità.

Le nuove leggi del 1992 prevedono provvedimenti speciali per i collaboratori di giustizia e il carcere duro per i mafiosi, autorizzano l'uso delle forze armate in Sicilia (operazione "Vespri Siciliani"). Sulla spinta del giudice Falcone nel 1992 nasce la DNA (Direzione Nazionale Antimafia, o Procura antimafia)

legge antimafia, Coordinamento antimafia, Commissione antimafia

Sulla scia dei grandi delitti degli anni 80 nasce la legge 646 (legge Rognoni-La Torre, o legge antimafia), che riconosce una specificità del fenomeno mafioso, diverso da altri fenomeni criminali: l'associazione di tipo mafioso è caratterizzata da metodi intimidatori, omertosi e clientelari a scopo di assoggettamento, di delinquenza, di controllo del territorio.

Nel 1984 il Centro Impastato da vita al Coordinamento antimafia, che coinvolge sulla carta 38 organizzazioni, ma di fatto 19 di esse non parteciperanno a nessuna riunione. I problemi sono diversi: coordinare realtà eterogenee, gestire la precarietà di associazioni, nate spesso sulla scia dell'emozione per i grandi delitti, che spesso hanno vita breve, trovare una via unitaria rispetto alle forze politiche e sindacali. La strada del Coordinamento sarà spesso autonoma e alternativa rispetto a quella delle manifestazioni ufficiali, rispetto alle caute iniziative della Curia, del PCI e delle ACLI (associazioni cristiane lavoratori italiani): il Coordinamento si troverà solo nella preparazione di un dossier su Salvo Lima. Le riunioni vengono disertate anche in vista del maxiprocesso, e si ritroverà sempre più isolato e precario.

Libero Grassi La Commissione antimafia viene approvata a larga maggioranza nell'aprile del 1993. Il documento individua un'associazione denominata Cosa nostra, dotata "di un esercito armato e di potenti circuiti finanziari", e in continua ricerca di alleanze con il potere politico e con associazioni criminali nazionali e internazionali, e indica misure di autoregolamentazione per i partiti, quali l'allontanamento di individui compromessi da relazioni mafiose, che non saranno però adottate.

contro il racket e l'usura: Libero Grassi

Negli anni 80 il racket, il pizzo, l'usura sono fenomeni di diffusione nazionale. Il 10 gennaio 1981 l'imprenditore Libero Grassi dichiara di non voler pagare il pizzo che gli è stato richiesto, viene indicato come esempio da seguire, ma è in realtà la sua lotta resta isolata, fatta eccezione per una solidarietà che si svolge soltanto a parole. Libero Grassi viene ucciso il 29 agosto 1991, non perché avesse grandi segreti da svelare ("ho detto tutto quello che c'era da dire, che interesse avrebbero a uccidermi?", aveva dichiarato), ma come atto intimidatorio, come avvertimento per chiunque voglia seguire il suo esempio. L'esempio di Grassi viene invece seguito da piccole associazioni di commercianti e imprenditori, come l'Associazione dei commercianti e imprenditori orlandini (ACIO), nata il 7 dicembre 1990 a Capo D'Orlando.