Storia del movimento antimafia
Progetto realizzato da
Alessandra Zarcone
per il corso di Storia
corso di laurea in
Informatica Umanistica
UniversitÓ degli Studi di Pisa
Maria Giudice

la mafia e le donne

Anna Puglisi e Umberto Santino (Appunti sulla ricerca del Centro Impastato su "Donne e mafia") fanno notare che la mafia non ha ideologia, ma al contrario "dimostra una grande capacità di adattamento": non tarda ad adattarsi a un contesto in cui il ruolo delle donne è diventato sempre più rilevante e non esita a servirsene. Troviamo donne impegnate nell'assistenza ai latitanti, nella riscossione del pizzo e nella gestione del denaro sin dagli anni 20. Si tratta di donne appartenenti a famiglie mafiose, figlie, sorelle e mogli di boss, che con il passare del tempo occupano ruoli svariati: corrieri di eroina, supplenti di capimafia, prestanome, intestatarie di conti correnti, di società e di imprese.

dalle contadine dei Fasci alle dirigenti comuniste del secondo dopoguerra

Le donne hanno avuto un ruolo di primo piano sin dagli albori del movimento antimafia. Troviamo donne tra i componenti e gli animatori dei Fasci (leggi il testo 3 e il testo 4), ma anche a Palermo, al primo congresso dei Fasci.
In parecchi paesi siciliani all'interno dei Fasci c'era una presenza massiccia di donne (nel Fascio di Piana dei Greci, su una popolazione di circa 9.000 abitanti, c'erano 2.500 uomini e circa 1.000 donne; nel Fascio di Campofiorito c'erano 214 donne, 80 in quello di San Giuseppe Jato (Ganci, 1977, pp. 362 s.)) e ciò suscit˛ la meraviglia di cronisti e analisti contemporanei.
(A. Puglisi e U. Santino - Appunti sulla ricerca del Centro Impastato su "Donne e mafia")
Sin da ora le donne dell'antimafia vengono screditate con l'accusa di essere delle poco di buono: una contadina nell'intervista di Rossi dichiara "il meno che dicono è che siamo tutte le sgualdrine del presidente", un'analoga calunnia verrà mossa a Provvidenza Rumore, coraggiosa teste chiave del processo Panepinto (1914).

Antonietta Profita Le occupazioni di terre del primo dopoguerra (organizzate più che altro da ex combattenti) vedono ridursi la presenza delle donne. Maria Giudice, socialista originaria della lombardia, è l'unica donna a ricoprire un ruolo di dirigente. La direzione del PSI le aveva assegnato un giro di propaganda in Sicilia, dove conosce l'avv. Giuseppe Sapienza, che diventerà il suo compagno, e dove il 19 marzo 1920 presiede il congresso regionale socialista. La Giudice si stabilisce a Catania: nel 1922 durante un suo comizio a Lentini (SR) la forza pubblica carica la folla e spara - muoiono due donne; quello stesso anno la Giudice viene arrestata per "eccitamento all'odio di classe".

Le donne ricominciano a essere attive nel secondo dopoguerra, partecipano alle occupazioni delle terre accanto ai loro uomini, ma anche autonomamente (con l'Associazione donne della campagna). Emergono figure come quella di Maria Domina, che passa dall'Azione cattolica al PCI proprio per le posizioni cattoliche sulla riforma agraria, e altre dirigenti comuniste come Giuliana Saladino, Anna Grasso, Antonietta Profita.

l'antimafia al femminile

Negli anni 80 nasce l'Associazione donne siciliane per la lotta contro la mafia. Numerosi i casi di donne che portano avanti la difficile scelta di costituirsi parti civili, spesso causa di isolamento nella famiglia e nella società (Michela Buscemi, Piera Lo Verso, Vita Rugnetta).
Dopo le stragi del 1992 alcune donne scelgono il digiuno come forma di protesta. Scrive Daniela Musumeci ("Con la mafia convivano loro"):
Dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, una ventina di donne (ma all'inizio eravamo molte meno) decide uno sciopero della fame a staffetta e a tempo indeterminato per chiedere la rimozione dei responsabili dell'ordine pubblico e della giustizia, che reputano inetti se non addirittura collusi. Ci procuriamo una tenda (più tardi avremo una roulotte) e, abitate da un immenso dolore, abitiamo la piazza centrale della nostra città, per trasformare la sofferenza in gioia. Desideriamo compiere un gesto di protesta che ci coinvolga per intero e attraversi i nostri corpi, non solo le nostre menti e i cuori. Vengono a visitarci insperatamente giornalisti e turisti, persone semplici dei quartieri proletari e artisti. Continuiamo per tutta l'estate, incontrando moltissime scolaresche in gita che lasciano i foglietti in cui scrivono i loro pensieri legati ai ramoscelli di un improvvisato albero della libertà, futuro dono per il procuratore Caselli.