Storia del movimento antimafia
Progetto realizzato da
Alessandra Zarcone
per il corso di Storia
corso di laurea in
Informatica Umanistica
UniversitÓ degli Studi di Pisa

la Chiesa e i Fasci

I partecipanti ai movimenti contadini avevano spesso sentimenti religiosi moolto legati alla cultura cattolica: agli occhi dei braccianti del 1891-94 Cristo appariva come "il primo socialista", e spesso la sua effige affiancata ai ritratti di Mazzini, di Garibaldi, di Marx.
La Chiesa però era distante: se da una parte veniva proseguita l'opera di assistenzialismo tipica delle società di mutuo soccorso (don Sturzo promuove lo sviluppo delle casse rurali, per contrastare l'usura), i vescovi siciliani non esitavano ad attaccare il movimento contadino. Il vescovo di Caltanissetta Guttadauro parla di "plebi fatalmente illuse da istigatori malvagi", il vescovo di Noto Blandini parla di socialismo e massoneria (considerati una cosa sola) come dell' "esercito di Satana, malvagia e ria setta, la quale ha scelto a suo grande architetto il diavolo, a gerofante il giudeo" (Colajanni 1896), il vescovo di Palermo Celesia ringrazia personalmente il generale Morra di Lavriano per la repressione contro i Fasci.
duomo di Cefalù

Chiesa, mafia e fascismo

Durante il primo dopoguerra si può parlare di impegno antimafioso da parte di alcuni preti siciliani: molti di essi verranno uccisi dalla mafia proprio per il loro operato. Ricordiamo ad esempio Giorgio Gennaro, ucciso a Ciaculli (PA) nel 1916, Costantino Sella, accoltellato a Resuttano (CL) nel 1919, Stefano Caronia, ucciso a Gibellina (TP) nel 1920. Ma sono anche registrati casi di connivenza provata con la mafia: Casse rurali cattoliche come quella di Mussomeli o di Villalba pagano tangenti e ricorrono a protezione mafiosa. Eclatante il caso dei cinque ecclesiastici di famiglia Vizzini (parenti del mafioso-imprenditore Calogero): due vescovi, due arciprete, due preti, mai sollevatisi contro il capomafia.

il secondo dopoguerra

La Chiesa cattolica nel secondo dopoguerra si mobilita contro i comunisti, e la Sicilia non fa eccezione: il cardinale di Palermo Ernesto Ruffini chiede a Scelba di mettere fuori legge il PCI, il papa Pio XII da parte sua promuoveva l'assistenzialismo paternalistico tipico della dottrina sociale della Chiesa a vantaggio della piccola proprietà contadina. Lo stesso Ruffini, pochi giorni dopo la strage di Ciaculli dirà che "la mafia è un'invenzione dei comunisti per colpire la D.C. e le moltitudini di siciliani che la votano".

Dopo la strage di Ciaculli (30 giugno 1963) il valdese di Palermo Pietro Valdo Panascia fa affiggere un manifesto "per il rispetto della vita umana", esplicita condanna della violenza mafiosa. Ruffini risponde sdegnato parlando di un "ridicolo tentativo di speculazione protestante", sminuisce il fenomeno mafioso al livello di "delinquenza comune", e smentisce ogni rapporto tra Chiesa e delinquenza. Non si faranno attendere dichiarazioni di stampo sicilianista come le accuse mosse a Danilo Dolci di denigrare la Sicilia.

Chiesa e antimafia

Con l'ondata di violenza dei primi anni 80 si è parlato di "scoperta della mafia" - tale scoperta colpisce anche la Chiesa cattolica. Il cardinale di Palermo Pappalardo diventa famoso come "cardinale antimafia" per le omelie pronunciate in occasione dei delitti Giuliano, Terranova, Mancuso e Mattarella, condannando atteggiamenti di tipo omertoso e sottolineando l'importanza dell'educazione alla legalità, ma senza individuare responsabilità politiche e senza parlare del rapporto tra mafia e politica. Espressioni di questo tipo hanno la loro importanza, ma, come spesso anche nel caso di mobilitazioni laiche, restano ancorate ad un'ottica emergenziale ed emozionale.

Meno visibile ma forse molto più efficace l'impegno quotidiano di centri come il Centro Sociale San Francesco Saverio (nato nel quartiere Albergheria di Palermo nel 1985 e promosso da padre Cosimo Scordato) o il Centro Sociale "Padre nostro" (creato da padre Pino Puglisi a Brancaccio nel 1993). Al processo per la morte di Puglisi (il parroco di Brancaccio viene ucciso il 15 settembre 1993) la Curia e la parrocchia non si sono costituite parte civile al processo contro i mafiosi incriminati dell'assassinio, adducendo come giustificazione la scarsa importanza della giustizia terrena per la Chiesa. Un simile ragionamento non è molto differente da quello riscontrabile nelle dichiarazioni di molti "mafiosi devoti", che si considerano uomini religiosi e profondamente cattolici, come Greco e Aglieri.

Da menzionare anche casi ben poco edificanti di preti che intrattengono rapporti con questi "mafiosi devoti", come padre Mario Frittitta, confessore di Aglieri, che celebrava messa nel bunker dove latitava il boss e gli avrebbe consigliato di non collaborare con la giustizia.