Storia del movimento antimafia
Progetto realizzato da
Alessandra Zarcone
per il corso di Storia
corso di laurea in
Informatica Umanistica
UniversitÓ degli Studi di Pisa
Si può debellare la mafia con metodi mafiosi? Si può combatterla servendosi dei mafiosi nei momenti elettorali? Si può restituire nei cittadini colla iniquità sistematica, colla illegalità fatta regola, la fede nella giustizia e nella legge? No, mille volte no; perciò la mafia del governo ha rigenerato la mafia dei cittadini!
[...]
Per combattere e distruggere il regno della mafia è necessario, è indispensabile che il governo italiano cessi di essere il re della mafia! Ma esso ha preso troppo gusto ad esercitare quella sua disonesta e illecita potestà: è troppo esercitato ed indurito nel male.
da N. Colajanni, Nel regno della mafia. La Sicilia dai Borboni ai Sabaudi, Ila Palma, Palermo 1971 (prima edizione 1900)

dopo i Fasci

La risposta principale alla sconfitta dei Fasci siciliani è l'emigrazione. Persistono alcuni tentativi di contrastare il potere della mafia, come ad esempio l'affittanza collettiva.
Sono gli anni dell'età giolittiana, che al Sud si fonda sull'alleanza del governo con gli agrari. Gli scandali bancari continuano a imperversare; il primo febbraio del 1893, sul treno tra Trabia e Palermo, viene ucciso Emanuele Notarbartolo, ex sindaco di Palermo ed ex direttore del Banco di Sicilia. L'omicidio, di chiaro stampo mafioso, e la lunga fase processuale che ne segue portano la mafia alla ribalta nazionale. Notevole è il ruolo di Leopoldo Notarbartolo, figlio della vittima, primo di un lungo elenco di familiari di vittime di mafia con un ruolo attivo nella lotta per la giustizia: riesce a portare in tribunale il parlamentare liberale Raffaele Palizzolo, ma il suo impegno non riesce a impedire che l'ultimo dei tre processi (1899-1904) si concluda con assoluzione per insufficienza di prove.
Sulla scia del dibattito sull'omicidio Notarbartolo, il 17 dicembre 1899 a Palermo si svolge la prima manifestazione cittadina contro la mafia (10.000 persone secondo la polizia, almeno 3000 secondo altre fonti - Santino 2000).
Bernardino Verro

l'affittanza collettiva

Come in Lombardia, in Emilia e in Piemonte, anche in Sicilia si sviluppano le affittanze collettive. In Sicilia però la cosa aveva un significato particolare: si trattava di eliminare la figura del gabelloto, l'intermediario mafioso tra latifondista e braccianti. Tale battaglia viene condotta sia da parte socialista (nel 1900 Bernardino Verro stipula a Corleone la prima affittanza agraria socialista), sia da parte dei cattolici (lo stesso anno Sturzo fonda a Caltagirone la Piccola Industria Sant'Isidoro). I proprietari terrieri tuttavia tendono a opporsi ai nuovi patti agrari, per paura di una crescita del movimento contadino. Oltre a cioò, il movimento deve scontrarsi con il terrorismo di stampo mafioso - mandanti ed esecutori restano sempre impuniti:

- 14 ottobre 1905 - Corleone, viene ucciso il bracciante Luciano Nicoletti
- 12 gennaio 1906 - Corleone, viene ucciso il medico Andrea Orlando
- 16 maggio 1911 - Santo Stefano Quisquina, viene ucciso Lorenzo Panepinto. Dirigente dei Fasci e poi del Partito Socialista, in passato anche consigliere comunale, assessore e sindaco, si era battuto per l'affittanza collettiva, fondando la Lega di miglioramento dei contadini
- 3 novembre 1915 - Corleone, viene ucciso Bernardino Verro, già dirigente dei Fasci e ora sindaco del comune

il primo dopoguerra

Con la prima guerra mondiale, arrivano le promesse di riforma agraria a vantaggio dei contadini, che avevano pagato il maggior tributo durante i combattimenti. Il presidente del Consiglio Salandra promette terra ai contadini "perché ogni eroe del fronte, dopo aver valorosamente combattuto in trincea, possa costituirsi una situazione di indipendenza". I criteri sono però molto restrittivi (decreto Visocchi, 1919, e decreto Falcioni, 1920): le terre da concedere (terreni non coltivati, o coltivati in modo insufficiente) devono essere giudicate da una commissione di proprietari e contadini, e poi eventualmente concesse alle cooperative ed organizzazioni contadine legalmente costituite secondo diverse modalità. Il potere decisionale delle commissioni è molto ampio, gran parte delle terre finisce nelle mani di figure di intermediari di tipo mafioso: nasce la media proprietà fondiaria, parassitaria e mafiosa, la cosiddetta "mafia dei gabelloti di guerra".
Riprende il movimento contadino: stavolta l'obiettivo principale non è tanto il miglioramento dei contratti, quanto la vera e propria lotta per la terra, animata dalle associazioni locali di combattenti, dal Partito popolare cattolico, dai socialisti riformisti e dai socialisti rivoluzionari. Anche questa volta, la repressione è violenta, proprietari e mafiosi non esitano a esercitare una funzione di "polizia territoriale". Alla loro violenza si aggiunge quella degli squadroni nazionalfascisti. Citiamo solo alcuni dei fatti più sanguinosi:

- 1 marzo 1920 - Prizzi, viene ucciso il dirigente Nicolò Alongi. - 14 ottobre - a Palermo viene pugnalato il segretario della FIOM Giovanni Orcel. I due avevano tentato di collegare le lotte rurali e le lotte operaie cittadine. Alla loro morte seguono lettere anonime dirette agli scioperanti "voi farete la fine del rag. Giovanni Orcel"
Cesare Mori - 8 ottobre 1919 - Riesi (CL), il commissario Messana ordina di sparare sui dimostranti (15 morti)
- 27 luglio 1920 - Randazzo (CT), la truppa spara sui dimostranti (9 morti) - manifestazione di protesta a Catania, il giorno successivo, scontri tra dimostranti, truppe e provocatori fascisti (6 morti tra i dimostranti)
- 29 gennaio 1921 - strage di Vittoria (RG) - gli abitanti del comune avevano votato una giunta comunale socialista, il 29 gennaio viene distrutto il circolo sociale, fascisti e mafiosi sparano sui lavoratori, uccidono il consigliere comunale socialista Giuseppe Compagna, l'amministrazione è costretta alle dimissioni
- 11 gennaio 1923 - il regime revoca la concessione dei latifondi alle cooperative contadine, fa sciogliere tutto le organizzazioni non fasciste, fa arrestare o manda al confino dirigenti e militanti. Leghe, case rurali, cooperative vengono occupate dal regime attraverso cerimonie pubbliche di "cessione"

fascismo e antimafia

L'interesse del fascismo non è quello di sradicare il fenomeno mafioso: il regime non intende indagare sui rapporti tra mafia e istituzioni, e attacca quello che finora era stato il principale protagonista della lotta antimafia, il movimento contadino. D'altra parte attacca la manovalanza armata e reprime gli aspetti più apertamente criminali, creando a scopo propagandistico un falso mito del fascismo come epuratore del fenomeno mafioso.
Emblematica la vicenda del prefetto Mori: si trovava in Sicilia già in età giolittiana - nell'ottobre del 1925 viene nominato prefetto di Palermo con poteri speciali. Mori indaga sul fenomeno mafioso, ne comprende alcuni importanti aspetti, e arriva a colpire gerarchi fascisti come Alfredo Cucco. Quando l'azione di Mori si sta spingendo oltre, all'interno dei nuovi assetti di potere, il prefetto, a soli 57 anni, viene costretto a ritirarsi "per anzianità di servizio" (1929).